ciao… Come stai oggi? Oggi ti devo parlare di una cosa difficile: l’infanzia.
Vedi, quando qualcuno picchia un bambino, quando lo umilia, quando lo si fa sentire proprietario delle emozioni altrui, di come si sente qualcun altro, del dolore e della rabbia che prova chi lo cresce, quando gli si mette in mano la frustrazione che i suoi genitori provano al lavoro, il loro sentirsi invisibile nella relazione di coppia, i loro fallimenti come amico o amica o persona o come figlio a loro volta…
Quella piccola creatura si rompe.
Si rompe in modi così profondi che non si aggiusterà.
Forse mai.
Quasi niente lo aiuterà a rimettere a posto i pezzi.
Perché non saranno pezzi ma crepe, quelle che si apriranno dentro di lui, dentro il suo stesso IO. Dentro il suo piccolo sè, ancora in costruzione, ancora nuovo, ancora perfetto, ancora immacolato…
Quel bambino è un essere intatto e puro che si sta spezzando, forse per sempre.
E solo se riuscirà a trovare le risposte al motivo per il quale chi dovrebbe amarlo gli ha fatto o gli fa ancora del male, queste crepe gli saranno visibili: si partirà dalle ombre sul muro, lasciate da lacrime e pioggia, poi si arriverà ai solchi delle relazioni sbagliate che ha scelto a sua volta, fino ad arrivare a vere e proprie voragini che inghiottono la felicità, troppo spesso, così grandi da far tremare l’intera casa.
E la domanda che si farà ancora e ancora e ancora è sempre la stessa:
«Perchè non mi hanno amato e basta?»
Perché?
È la domanda che ti fai anche oggi.
[ll motivo per il quale accade lo trovi molto approfondito qui nel mio terzo libro]
Quella casa è lui, era lui, era lei.
Quella casa è te, eri tu, sei tu.
Prima che qualcuno ti desse il primo ceffone reale o metaforico, il primo sguardo d’odio, il primo «Stai zitto, stai zitta e smettila, perché fai così? Smettila. Non vedi che così mi fai del male? È colpa tua se mi fai fare questo!»
Quella terra eri tu, prima che la vergogna di non essere come i tuoi genitori volevano che fossi, ti mangiasse e vomitasse il gomitolo di insicurezze e contraddizioni sulle quali hai dovuto costruito una vita in bilico.
In bilico fra l’amore e il bisogno di dimostrare te stesso.
Fra i tuoi desideri e i tuoi scatti di rabbia o di accidia.
Fra la felicità, miraggio lontano, e la realtà nella quale puoi solo nasconderti e sperare che nessuno ti trovi.
Ma non è successo solo a te…
Non ci perdoniamo per chi siamo, per ciò che facciamo, per gli errori di tutte le generazioni prima della nostra che ci hanno tolto e tolgono il respiro ogni giorno.
Non ci perdoneremo mai.
Tutto ciò che possiamo fare è conoscerci.
Provare a capire, provare ad accettare le querce di violenza che crescono dentro di noi, spaccando la casa abbandonata, dall’interno, e perdono miseria come polvere all’inizio dell’estate.
Proviamo anche oggi, tu e io, a metterci davanti allo specchio, anche se fa male, e dirci che siamo abbastanza, che non è colpa nostra.
Sei abbastanza.
Anche rotto, anche a pezzi.
Ce la mettiamo addosso quell’estate, come speranza di un oggi migliore, dove ti sentirai addosso meno errori, meno impotenza davanti alle cose della vita.
Sei abbastanza.
Te lo giuro.
E adesso andiamo a prendercela questa estate, coraggio.
Come sempre, ti resto accanto e ti voglio bene
tua Bea
Non avere paura di tentare, ok?
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©2025 Maria Beatrice Alonzi
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